Furniture

Il valore simbolico dell’Arredamento

Arredamento

Recandovi presso un negozio di arredamento o di oggettistica, inconsapevolmente, non state semplicemente scegliendo mobili e oggetti che siano belli e funzionali, ma state apportando una selezione di significati.

Fin dall’antichità, arredare ha acquisito un profondo significato simbolico, come autentico processo di appropriazione e personalizzazione di un’area da definirsi come propria. Inizialmente, le prime improvvisate abitazioni in pietra venivano adornate con suppellettili in argilla e pitture rupestri; essi, oltre ad adempiere a un ruolo funzionale, erano anche rappresentazione della volontà dell’uomo di differenziare il posto, occuparlo, allontanarlo e distinguerlo dagli altri, per farlo diventare unico.

Col tempo, l’arte dell’arredamento è diventata sempre più specchio della società in cui sorgeva, incarnando nelle mura, nel mobilio e nella gestione degli spazi lo spirito del tempo. Non è certo un caso che le abitazioni Egizie fossero un inno alla lucentezza e allo splendore più sfarzosi, ma erano il prodotto di una società che nella vocazione al Dio Sole e nelle cromature auree trovava legittimazione sociale di uno status elevato.

E non è un caso neanche che le dimore Romane si configurarono come magnifici simulacri di magnificenza e virtuosismi stilistici, bensì erano fedele continuazione di una cultura che attraverso l’imponenza e la solennità delle proprie opere ribadiva la propria posizione di Caput Mundi (basta pensare all’architettura romana e, per fare un solo esempio, al Colosseo).

L’arte d’arredamento Greca, invece, era studiata, in piena sintonia con uno spirito quieto e armonioso, come tensione verso grazia, armonia e proporzioni, in un’eleganza distinta ma sempre posata.

Così l’arredamento ha continuato a subire i riverberi delle culture che lo generava: la sobrietà austera del Medioevo produsse uno stile misurato e nemico di un’estetica fine a se stessa, il Rinascimento vide il ritorno del canone Neoclassico, il barocco manifestò anche nelle proprietà private la passione per gli eccessivi ghirigori e gli intagli fastosi.

Negli ultimi decenni però, con l’avvento della “Società liquida”, come la definì il sociologo polacco Zygmunt Bauman, l’arredamento si è frantumato in infinite sfumature, filosofie, frammenti di culture e provenienze multiforme, per incarnare una società che, entrando nella globalizzazione, rafforza il proprio bisogno di individualismo.

Oggi si deve parlare di spiriti del tempo, al plurale, per descrivere in maniera un po’ grossolana una realtà sfaccettata in tendenze e passioni del tutto variegate e che si contaminano e richiamano continuamente. E l’arredamento attuale, con le sue mille e più scuole di pensiero, è solo, anche oggi, specchio fedele della società.

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